foto gentilmente concessa dal dott. Federico Miani
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    Escursionismo 05-02-2017 Monte Lisser e Forte Lisser
    di Stefania G.
    Interesse storico per la seconda uscita effettuata in Altopiano 7 Comuni alla volta del Forte Lisser m 1624 s.l.m. Assieme al dirimpettaio Forte Leone a Cima di Campo, dall'altra parte della Valsugana, era il cardine superiore dello "Sbarramento Brenta-Cismon" che doveva proteggere tutto il settore di confine in Valsugana. Vale la pena di ricordare che è uno dei forti più moderni realizzati dagli italiani e forse oggi, il meglio conservato. Il suo ruolo era di controllare ed operare verso la piana di Marcesina, i cui contrafforti erano in territorio austro-ungarico (Barricata di Grigno) e, con tiro indiretto, gli avamposti nel profondo solco della Valsugana. Era armato con 4 cannoni da 149/A su cupola girevole d'acciaio e con numerose altre armi per la difesa ravvicinata. Come tutte le fortezze italiane, le parti non direttamente scavate nella roccia erano in calcestruzzo di ghiaia molto grossa e di notevole spessore, ma senza alcuna armatura in ferro. Per la sua costruzione e al suo servizio venne approntata una teleferica che saliva da Primolano, paesotto in Valsugana servito da stazione ferroviaria, che superava il notevole dislivello di circa 1500 metri. I lavori iniziarono nel 1911 per terminare immediatamente prima dello scoppio del conflitto, quando venne armato con i 4 cannoni. Non ebbe nessun ruolo attivo nella guerra, anche se alcune notizie riportate dai diaristi della Sassari (impegnata sulle Melette di Foza nei primi di giugno 1916) ricordano che si vedevano i cannoni sparare contro le posizioni austriache e anche contro le nostre purtroppo, durante la battaglia di arresto della Strafexpedition. Allo scoppio del conflitto gli austriaci si ritirarono, lasciando completamente sguarnito, tutto il settore più avanzato della Valsugana posizionandosi verso i laghi di Levico e Caldonazzo, dove vi erano opere corazzate (ottocentesche) per la difesa di Trento. I possibili bersagli si trovarono quindi fuori tiro e, vista la cronica carenza di armamenti, i cannoni vennero smontati e messi su affusti da campagna. Il forte, fin da subito disarmato (i pezzi da 149 vennero tolti dalle cupole e posizionati all'esterno in batterire semovibili), servì più che altro da deposito e tranquilla caserma di retrovia. Con la velocissima e furibonda offensiva imperiale del maggio 1916, la Strafexpedition, non si ebbe nemmeno il tempo di organizzare una valida difesa, impensabile un armamento del forte anche perchè irreperibili i pezzi d'artiglieria adatti, fu perciò fatto brillare, nei settori fondamentali, dalla guarnigione in ritirata. I successivi avvenimenti bellici si spostarono in altri settori (nel Grappa e a sud di Asiago) e su tutta la linea fortificata dello sbarramento della Valsugana (come per tutte le altre fortezze) calò il più profondo oblio.
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