Escursionismo estivo 2024: rifugio Fraccaroli

NOTA BENE: il programma potrà subire cambiamenti e/o variazioni che saranno di volta in volta comunicati.

Data prevista

8 settembre 2024

Itinerario

Albergo Alpino Revolto 1336 m – Passo Pertica 1573 m – Rifugio Scalorbi 1767 m – Rifugio Fraccaroli 2239 m – Passo Pertica 1573 m – Albergo Alpino Revolto 1336 m

Difficoltà

E/EE

Interesse

Naturalistico, Ambientale, Paesaggistico, Storico

Abbigliamento

Normale da escursionismo

Tempi di percorrenza

6:30 h

Altitudine min

1336 m

Altitudine max

2239 m

Dislivello in salita

900 m

Dislivello in discesa

900 m

Cartografia essenziale

Tabacco 1:25000 foglio n. 05
Sezioni Vicentine del CAI foglio n° 1

Responsabili

ONC Stefania Giuman – ONCS Paolo Gion

Posto e ora di ritrovo

Nota Bene: il trasferimento avverrà con mezzi propri.

Venezia Piazzale Roma ore 7:20
Mestre Via Torino ore: 7:30

Iscrizione

Per la partecipazione alle attività del gruppo escursionistico è necessario compilare il modulo di richiesta di partecipazione e inviarlo unitamente alle altre informazioni richieste all’indirizzo indicato nel modulo stesso entro il mercoledì precedente l’escursione.

Note e descrizione dell’itinerario

Il percorso ricalca per lunghi tratti il prosieguo chiuso al traffico della strada che continua sino al Rifugio Scalorbi. E’ tuttavia possibile evitare parecchi tornanti della stessa, grazie ad alcune sezioni del sentiero. E’ il caso della prima frazione dove, in coincidenza dell’Albergo Alpino Revolto, lasciamo la strada per seguire il segnavia che ha inizio in coincidenza della struttura.
Ignoriamo il segnavia G10 che cala verso la località “Lago Secco” procedendo su fondo ripido ma ben tracciato nel folto del bosco. Seguiamo successivamente la carrareccia militare, in pratica senza dislivello, con ampie aperture verso la sottostante vallata. Da notare le possenti rupi rocciose poste a sinistra del piano stradale. Poco oltre siamo in vista della marcata insellatura del Passo Pertica ove è posto l’omonimo rifugio. Non esitiamo ancora una volta a seguire il breve sentierino che si stacca a sinistra evitando i tornanti della strada che raggiungerebbe il passo con percorso un pò più lungo. In breve siamo presso il rifugio posto alla base della strapiombante Cengia di Pertica. Da notare il camino verticale che incide la parete all’interno del quale si sviluppa la Via Ferrata Biasin.

Il nostro cammino procede oltre, permanendo dapprima sulla strada militare e poi lungo la carrareccia con il panorama che comincia ad aprirsi in una bella visione della verdeggiante Alpe di Campobrun. Sulla destra appare la tozza sagoma del Monte Plische profondamente incisa da stretti canaloni dove la neve permane sino ad inizio estate. Da qui in avanti il percorso diviene più
piacevole: le rupi calcaree lasciano spazio ad ampi prati e a tta mugheta. Incontriamo una bella fonte d’acqua potabile e, in coincidenza della sorgente, trascuriamo il sentiero 108-bis che si separa a sinistra conducendo alla Cima Carega per il “Valone della Teleferica”. La mulattiera prosegue in direzione della testata della valle dove non fatichiamo a scorgere il Rifugio Scalorbi e
la sottostante Malga Campobrun. Quest’ultima può essere raggiunta con una breve digressione seguendo la deviazione segnalata a destra. L’intera Alpe di Campobrun appare particolarmente suggestiva: oltre alla malga è presente un piccolo specchio d’acqua; nelle ondulazioni prative circostanti è molto facile osservare, nella bella stagione, le marmotte alla ricerca d’erba.

In debolissima salita descriviamo un ampio semicerchio attorno alla conca muovendo in direzione del ben evidente Rifugio Scalorbi. Oltre ad essere un eccellente punto d’appoggio il Rifugio Scalorbi è posto a pochi metri dal Passo di Pelagatta: in coincidenza della sella possiamo affacciarci a oriente in una vista che, nei giorni limpidi, si perde lontano no alla pianura veneta Possiamo ora affrontare la salita verso il Rifugio Fraccaroli e, volendo a Cima Carega (2259 m).
Per chi ha raggiunto il Rifugio Scalorbi, si tratta di tornare per qualche minuto sui propri passi sino al bivio prima citato peraltro ben segnalato dai cartelli. Lasciamo così la lunga frazione su larga strada bianca per seguire il bel sentiero che rimonta le soprastanti facili ondulazioni prative. Lo sguardo è inevitabilmente attratto dal grande dente calcareo che copre, per il momento, la vista della cima vera e propria. Sulla cresta di questo erto rilievo roccioso si sviluppa la via ferrata Campalani, un’alternativa più impegnativa per la vetta che sarà apprezzata dagli amanti delle vie attrezzate. Il nostro sentiero procede, semplice e comodo, tra spazi prativi e macchie di rododendri. Risaliamo in moderata salita un piccolo valloncello: notiamo di fronte a noi le pendici calcaree di Cima Mosca. Raggiungiamo un’apertura sovrastata dallo sperone calcareo prima citato; cominciamo a scorgere la dentellata cresta che cala direttamente da Cima Carega verso est. Osserviamo il facile prosieguo del nostro percorso: il sentiero taglia diagonalmente le pendici di Cima Mosca con tracciato che ascende ancora una volta con moderazione. Non è raro in
queste frazioni incontrare nevai residui sino ad inizio estate, tuttavia, la pendenza mai eccessiva e l’assoluta assenza d’esposizione fanno sì che non vi siano problemi nel procedere. Traversiamo lungamente sino a guadagnare il marcato intaglio della Bocchetta Mosca (2029 m).

Siamo sul crinale discendente dalla vetta e si aprono ai nostri occhi nuovi orizzonti: verso nord il panorama si allarga in direzione del Pasubio mentre dalla forcella precipita a settentrione lo stretto canalone denominato Vajo dei Colori, ex teatro di una via di salita per esperti, ora chiuso. Verso destra spicca l’aguzza sagoma di Cima Mosca mentre a sinistra siamo ora dominati dal tozzo
profilo di Cima Carega.

Il percorso segue ora il vechio sentiero militare che sale verso la cima con una lunga ed evidente sequenza di tornanti. Siamo nella frazione più attraente dal punto di vista panoramico. La vegetazione, dopo gli ultimi pini mughi contorti dalle intemperie presenti presso la Bocchetta Mosca, lascia spazio ad un manto erboso povero ed irregolare per via della quota e del forte
innevamento. Alle nostre spalle compare, al di là di Cima Mosca, il possente, lungo crinale roccioso del Monte Obante. Possiamo inoltre apprezzare le due facce del Gruppo Carega: il nostro versante di salita, mite e rassicurante, contrasta con il versante settentrionale dove le forme sono invece caratterizzate da grandiose pareti strapiombanti non così lontane nell’aspetto dalle più rinomate pareti dolomitiche. Non è casuale, evidentemente, la denominazione “Piccole Dolomiti” per questo settore prealpino. Su percorso palesemente artefatto guadagniamo progressivamente quota con il tracciato che manterrà inalterate sino all’ultimo le sue caratteristiche di moderata pendenza con fondo facile e battuto. Gli ultimi tornanti tagliano un
pendio particolarmente inclinato dove la neve tende a permanere più a lungo: qualche problema potrebbe manifestarsi ad inizio stagione sebbene sia generalmente presente, sull’eventuale neve, una buona traccia. Si traversa in ne verso sinistra in ambiente calcareo d’altitudine.
Raggiungiamo in breve l’ampia sella che divide Cima Carega sulla destra dallo sperone roccioso ove si sviluppa la ferrata Campalani sulla sinistra. Il paesaggio verso Obante e Cima Mosca appare più che mai suggestivo e sorprendente per le sue similitudini con le montagne d’alta quota
più rinomate Volgiamo a destra dominando dall’alto il grande Vallone della Teleferica e andando a raggiungere, in poche decine di metri, il Rifugio Fraccaroli, meta della nostra escursione.

Volendo, Cima Carega è ormai a portata di mano: restano una decina di minuti di salita rimontando le balze rocciose della facile cresta sud: Prestando attenzione a non smuovere detriti, si raggiunge facilmente il punto più alto. Vastissimo appare il panorama nei giorni limpidi: siamo nel punto culminante del Gruppo Carega, di conseguenza osserviamo tutte le principali cime del
circondario. Ad oriente Cima Mosca e Obante; verso sud lo sperone roccioso su cui si sviluppa la ferrata Campalani e, appena alla sua destra sullo sfondo, il Monte Plische. Verso sud-ovest, al di là del Rifugio Fraccaroli, il lungo crinale che conduce alla Cima Madonnina. Ad occidente i Monti Lessini e verso nord-ovest le vicine cime Cherlong e Posta.

Il rientro sarà effettuato seguendo il Vallon della Teleferica, inizialmente su sterrato e roccette calcaree, poi tra mughi. Si scende rapidamente no a ricollegarsi con la carrareccia militare che ci porterà, in breve tempo, a Passo Pertica ed al Rifugio Revolto.

La Foresta Demaniale di Campobrun
Riserva naturale provinciale, si estende per 438 ettari nel Comune di Ala, Trentino meridionale, al con ne con la Provincia di Verona. È in continuità con il Parco naturale della Lessinia e la Foresta demaniale di Giazza (VR).

L’ambiente e la fauna
L’ambiente è caratterizzato da ripide valli scoscese interrotte da balze frastagliate e cornicioni calcarei che in alto lasciano il posto a vaste distese a prato pascolo. La presenza di numerosi rifugi sostiene la percorrenza a piedi di tutti i versanti e l’accesso alle cime principali.
La foresta ha colonizzato le quote inferiori con il faggio, l’abete bianco, l’abete rosso ed il larice, fermandosi attorno a quota 1600 metri.
Pascoli, prati alti e mughete costituiscono circa i due terzi del territorio protetto ed ospitano alcuni manufatti tra cui la Malga Campobrun, tuttora monticata.
La vegetazione è costituita da ampie distese di mughete, ginepro e rododendri, terreno ideale per la riproduzione e la crescita di tetraonidi e uccelli di passo.
La flora, tipicamente alpina, con presenza di associazioni oristiche particolarmente interessanti quali il Raponzolo di montagna e la Pianella della Madonna, offre durante l’estate un foraggio ricco e particolare agli animali al pascolo con conseguente ottima qualità dei prodotti caseari.

La fauna è particolarmente numerosa sia per numero di specie che di presenza: da decenni infatti la caccia in Riserva è rigorosamente chiusa e questo ha favorito la presenza di fauna nobile stanziale tra cui il camoscio, il gallo forcello e la coturnice. Lungo i sentieri che attraversano le distese prative si possono ammirare decine di marmotte e le loro tane che si affacciano no in
prossimità della Malga Campobrun.

Gli edifici presenti nella Foresta demaniale rappresentano i lavori (ed i valori) tradizionali della Montagna: l’ospitalità, la spiritualità, il rapporto secolare fra uomo e animali.
Malga Campobrun, recentemente ristrutturata, è monticata nel periodo estivo.
Il Rifugio Scalorbi con annessa chiesetta alpina, costruito dal CAI di Verona su territorio trentino, è anch’esso presidiato durante la bella stagione.

Altre strutture limitrofe alla Riserva, importanti per la frequentazione e la conoscenza dell’intera zona sono il Rifugio Revolto, il Rifugio Passo Pertica, il Rifugio Fraccaroli.

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